La Storia

Fonte  Wikipedia

Le origini del calcio ad Agrigento risalgono ai primi anni trenta, con una squadra formata da giovani liceali di nome Associazione Calcio Agrigento che utilizzava per le sue partire il campetto dei salesiani vicino alla Cattedrale di Agrigento, oppure nel Piano Sanfilippo, attuale Piazza Rosselli.[1] In pieno regime fascista il calcio incominciava a ottenere grande seguito di spettatori, questo grazie anche all’enorme pubblicità derivante dai Mondiali vinti dalla Nazionale di Vittorio Pozzo. Una prima uscita ufficiale fu quella contro calciatori olandesi che si trovavano a Porto Empedocle. Negli anni quaranta la squadra della città dei Templi è ancora l’A.C. Agrigento, poi fallita nel 1952.

 
Carmelo Di Bella, primo allenatore del rinnovato Akragas.

Fu invece poco prima dell’entrata dell’Italia in guerra, nel 1939, che venne fondata l’Akragas che prendeva il nome di Segretariato Nazionale Gioventù Akragas.[2] In questo periodo il club, che aveva le maglie viola, non era altro che una piccola squadra locale. La svolta arrivò proprio nel 1952 in conseguenza del totale fallimento dell’Agrigento, che sparì per sempre. Gli appassionati sportivi Enzo Lauretta, Carmelo Nobile, Giuseppe Gentile, Francesco Alaimo, Franco Pirrone, “Lillo” Burgio, Nino Riccobono, Michele Mongiovì e Raimondo Firetto colsero infatti immediatamente l’occasione per presentare la loro società come la nuova rappresentante del calcio agrigentino costretto a ripartire da zero. I soci modificarono quindi la denominazione sociale nel più standardizzato Unione Sportiva Akragas, spostarono la sede al piano terra del Palazzo Municipale di Agrigento, ma soprattutto cambiarono i colori sociali adottando il biancazzurro del defunto Agrigento, e presero come simbolo quello della città, i tre Giganti, in ricordo dei Telamoni utilizzati dai Greci come alternativa alle gigantesche semicolonne del tempio di Zeus Olimpio. A completare l’opera vi fu la possibilità, offerta dal Lodo Barassi, di iscrivere la rinnovata squadra direttamente in Prima Divisione, incominciando una parabola ascendente. L’operazione ebbe successo: ereditando le simpatie degli orfani tifosi agrigentini, l’Akragas ottenne la Promozione, massima categoria regionale, già nel 1953, la IV Serie nel 1957 e infine la salita assoluta in Serie C nel 1959.

Gli anni sessanta

Alla soglia degli anni sessanta incominciano nuove avventure con la promozione per l’U.S. Akragas. Alla prima stagione in terza serie nazionale, la 1959-1960, ottiene un ottimo 8º posto che vale la permanenza per un altro anno. In quella 1960-1961 arriva 13º mentre in quella successiva, invece, 9º. Nel campionato 1962-1963 si piazza in 3º posizione con 40 punti (miglior piazzamento della squadra e in Serie C). Alla fine il campionato viene vinto dal Potenza con 47 punti e per l’Akragas sfuma dunque la promozione storica in Serie B. L’anno 1967-1968 verrà ricordato per la retrocessione in Serie D, con la squadra arrivata terzultima con 29 punti e oltre a ciò per l’avvenuta prematura scomparsa del giocatore Antonio Caviglia in un incidente stradale.

Gli anni settanta

Negli anni settanta il sodalizio biancoazzurro tocca il punto più basso della sua storia, con la retrocessione in Promozione e nel campionato di Serie D 1974-1975 la società diventa una S.p.A. Quattro anni dopo, al termine della stagione 1977-1978 i biancoazzurri ritornarono in Promozione, realizzando un totale di 43 punti.

 
Formazione dell’Akragas nel 1975-76. Col tecnico Caramanno fu tra le prime a praticare il calcio “totale”.

Gli anni ottanta

La promozione in Serie C2 giunge solo nei primi anni ottanta, con a capo il presidente Luigi Zicari e l’allenatore Alvaro Biagini nel campionato 1982-1983. L’Akragas vince il campionato con 45 punti arrivando seconda dopo il Messina conquistando la promozione in Serie C1.

Il primo anno i giganti, con Franco Scoglio in panchina, riusciranno a ottenere lusinghieri risultati, riuscendo a piazzarsi a metà classifica. Il campionato verrà vinto dal Bari che andrà in Serie B insieme con il Taranto, piazzatosi secondo. Scoglio verrà esonerato a poche giornate dal termine del campionato e sostituito dall’allenatore in seconda Giovanni Bruccoleri. Da ricordare le vittorie esterne al Vestuti di Salerno per 2 a 0 e a Casarano per 2 a 0. Nel secondo anno di Serie C1 si parte con Francisco Lojacono in panchina, ma verrà presto esonerato e sostituito con Lucio Mujesan. La sostanza delle cose non cambierà e la squadra arriverà penultima, retrocedendo con qualche rammarico in Serie C2. Nel successivo campionato di C2 1985-1986, uno dei più sciagurati della sua storia, la squadra, pur con un organico di tutto rispetto e sotto la guida di Ignazio Arcoleo, si piazza al sedicesimo posto in classifica e ripete la retrocessione dell’anno precedente. Dopo aver militato per anni nei professionisti, è retrocessa in Serie D.

Dichiarata fallita nella stagione 1988-1989 rimane ancora in Serie D perché verrà rilevata dal presidente Filippo Lentini, che rilevando il Favara, combina la fusione delle due squadre chiamandola Agrigento-Favara per poi rinominarla l’anno successivo 1989-1990 in Agrigento-Hinterland.

 
Azione di gioco dell’Akragas negli anni della Serie D.

Gli anni novanta

Negli anni novanta la società guidata sempre dal presidente Lentini e dal nuovo allenatore Gargiulo si classifica al decimo posto.

Nel campionato 1991-1992 la società passa al presidente Gaetano Russello con l’allenatore Mauro Zampollini, si rivedrà Giuseppe Catalano quando con Salvatore Schillaci era il braccio destro di Franco Scoglio nel Messina. Giuseppe Catalano aveva militato nell’Akragas ai tempi della promozione in Serie C1.

Nella stagione 1991-1992 la squadra allenata da Mauro Zampollini arrivò a contendersi lo spareggio con la Polisportiva Calitri. Il primo turno di spareggio vide l’Akragas giocare fuori casa contro la squadra Campana, squadra che arrivò prima nel girone I nel campionato di Serie D, contro l’Agrigento-Hinterland che arriva primo nel girone L: il primo turno si gioca in terra campana e la squadra si aggiudica la vittoria per 3-0. La domenica successiva, allo Stadio Esseneto, l’Akragas vince davanti ai propri tifosi per 3-0. In seguito la squadra da Agrigento-Hinterland cambierà nome in U.S. Akragas.

Nel 1992 il presidente della società, l’imprenditore favarese Gaetano Russello, viene ucciso in un agguato a colpi di lupara.[3]

Nel campionato 1992-1993, con Elio Nicosia alla presidenza, il sodalizio tornerà a chiamarsi Akragas e l’anno dopo si classifica settima. Proprio quell’anno l’Akragas entra nella bufera spaccandosi sul caso Mosti che Nicosia aveva radiato dopo appena sette giornate di campionato. Questo fatto provoca la protesta dell’Amministratore Delegato Franco Miccichè per il quale il licenziamento del Mosti è da considerarsi nullo, dato che un provvedimento del genere doveva essere prima espresso dal Consiglio di Amministrazione.

Nell’estate del 1994 l’Akragas viene radiata. Nel frattempo, riparte dal campionato di Eccellenza Sicilia 1994-1995, venendo radiata alla ventisettesima giornata in seguito alla quarta rinuncia. L’anno dopo, riparte dunque dal campionato di Seconda Categoria, vincendolo. Nella stagione 1996-1997, con Alfredo Prado come presidente, la squadra vince la Coppa Sicilia battendo in finale la Termitana. L’anno successivo perde lo spareggio promozione contro l’Augusta.

Il 4 agosto 1999, avviene la fusione con l’A.C. Agrigento, nel frattempo retrocesso in Eccellenza al termine del Campionato Nazionale Dilettanti 1998-1999, dando vita all’Akragas Calcio.[1]

Gli anni duemila

Nel 2002 la squadra viene acquistata dal palermitano Gaetano Seidita che resterà in carica per due anni, portandola a disputare la finale play-off regionale contro l’Alcamo in campo neutro a Marsala.

Nella stagione 2005-2006, con Giuseppe Deni presidente e Roberto Boscaglia alla guida tecnica, il club vince sia la prima Coppa Italia Dilettanti Sicilia venendo eliminata nella fase nazionale dal Rosarno sia la finale play-off regionale contro Enna e Nissa, perdendo le finali nazionali contro il Fasano. La stagione successiva la squadra passa a Giuseppe Di Rosa, titolare di una scuola di calcio locale ma anche quell’anno l’Akragas fallisce l’obiettivo e così anche nella stagione successiva, visti i risultati non soddisfacenti, lascia la società. Seguono altre annate anonime nel primo livello regionale.

Gli anni duemiladieci

La storica squadra di Agrigento viene rifondata nel luglio 2011, quando dalle ceneri dell’Agrigentina Calcio ovvero la seconda squadra cittadina, viene fondata una nuova società che assume la denominazione di Associazione Sportiva Dilettantistica Akragas Città dei Templi, e da lì per l’Akragas sarà l’anno della svolta. La nuova società, formata da diversi soci locali, ritorna quindi in campo nella stagione 2011-2012, nel girone A del campionato di Eccellenza Sicilia, perdendo il 17 giugno 2012 la finale dei playoff nazionali con la Cavese allo stadio Esseneto davanti a 5000 spettatori. Nell’estate 2012 viene nominato Silvio Alessi come presidente e nel 2013 il Gigante ottiene la promozione in Serie D nell’annata seguente, vincendo il girone di Eccellenza con Pino Rigoli in panchina.

Nella stagione 2013-2014 la squadra termina in seconda posizione dietro il Savoia allenato da Vincenzo Feola. I giganti, dopo un secondo posto finale, arrivano fino alla finale dei play-off perdendo ai rigori contro la Correggese.

Nella stagione 2014-2015 l’Akragas riparte con l’intento di vincere il campionato e dopo un inizio travagliato con mister Betta, cambia allenatore scegliendo Vincenzo Feola che il 26 aprile 2015, con due giornate di anticipo e al termine della partita HinterReggio – Akragas finita 1-1, riporta la squadra dei templi nei professionisti dopo 21 anni e con due giornate d’anticipo dal termine del campionato di Serie D. In quanto vincitrice del girone viene ammessa alla poule scudetto, nella quale compie un ottimo cammino: dopo aver vinto il Triangolare 3 eliminando la Fidelis Andria e la Lupa Castelli Romani, vince la semifinale contro la Maceratese; prima squadra siciliana a giocarsi la Finale per lo scudetto, la perde per 5-3 ai calci di rigore contro la Siena, dopo che la partita si era chiusa sul 2-2 al 90′.

Alla fine del campionato, nel mese di giugno del 2015, arriva un imprenditore italo-bulgaro, Marcello Giavarini, che, interessato al club biancoazzurro, successivamente acquisisce il 54% delle azioni della società; di essa né diverrà anche Presidente onorario.

 
Lo stemma utilizzato dal 2014 fino al 2018.

La prima stagione nella nuova Lega Pro si conclude con una salvezza raggiunta all’ultima giornata, grazie al pareggio per 1-1 con la capolista Benevento, e nella “Coppa Italia Lega Pro 2015-2016” la squadra, dopo un gran percorso, viene eliminata ai quarti di finale venendo sconfitta dal Foggia (poi detentore della competizione) ai rigori, dopo che entrambe le squadre terminarono con un risultato di 1-1. La stagione successiva si rivela più sofferta in quanto la compagine agrigentina è costretta a disputare i play-out per restare nella categoria: grazie a due pareggi contro il Melfi (0-0 in Basilicata e 1-1 all’Esseneto) e in virtù del miglior piazzamento in classifica, il club dei templi centra la salvezza per il secondo anno di fila; in seguito viene ammesso e iscritto regolarmente alla nuova Serie C per l’annata 2017-2018.

La stagione della squadra di Agrigento si rivela una delle peggiori stagioni della storia biancoazzurra, difatti, una stagione di crisi nera caratterizzata da un nuovo record negativo: nel mese di dicembre del 2017, con il Gigante in ultima posizione e in crisi societaria (con una compresa penalizzazione di 3 punti per gli stipendi non pagati), viene aperta una trattativa con un altro imprenditore italo-svizzero, Roberto Nava, e intanto Giavarini cede tutte le quote e si dimette, ma nel giro di pochi giorni l’operazione per l’acquisto dell’intero pacchetto delle azioni fallisce e l’Akragas resta solamente in mano a Silvio Alessi, già presidente reo. Dopo Nava, si presentano una cordata di iraniani, ma anche questo tentativo di acquisto risulta essere in difficoltà, poiché data la situazione di caos e le conseguenti scarse sicurezze economiche dei siciliani e la situazione burocratica degli investitori. Nel corso di una conferenza stampa, il 25 gennaio 2018 il presidente Alessi, dopo sei anni in carica e dopo le proteste da parte dei tifosi, rassegna le proprie dimissioni da presidente e da amministratore dei biancoazzurri e il club, oltre a un’ipotesi di fallimento dietro l’angolo, successivamente, viene affidato momentaneamente al sindaco di Agrigento Lillo Firetto.[4][5] Nel marzo dello stesso anno il sodalizio subisce un’altra penalizzazione di 2 punti da scontare nel corrente anno sportivo, da parte del TFN, per una violazione nei confronti della Covisoc e, tra le altre società, la subisce assieme ai cugini del Siracusa e ad altre due compagini: Arezzo e L.R. Vicenza.[6] Il 31 marzo, a seguito della sconfitta casalinga contro la Virtus Francavilla nella trentatreesima giornata e dopo 3 vittorie, 6 pareggi e 22 sconfitte, diviene aritmetica la retrocessione della matricola akragantina in Serie D, con soli 10 punti in classifica all’ultimo posto, a 16 punti di distanza dalla penultima classificata, il Fondi.[7] Nella classifica finale, in seguito ad altri deferimenti, l’Akragas chiuse con 0 punti, poi, nell’estate successiva non si iscrive alla quarta serie nazionale di calcio a causa dell’impossibilità di sostenere gli sforzi economici relativi alla partecipazione del campionato, e pertanto è stata messa in liquidazione.

Dal fallimento alla rinascita

Nell’estate del 2018 un gruppo di tifosi con a capo il presidente Salvatore Bottone e l’assessore Giovanni Amico danno vita all’Associazione Sportiva Dilettantistica Olimpica Akragas, che ripartirà dal campionato di Promozione e finirà per piazzarsi al quarto posto disputando i play off.

A luglio del 2019 la società viene rilevata dall’ex presidente Giovanni Castronovo.Il 22 agosto 2019 cambierà denominazione in Associazione Dilettantistica Akragas 2018 dopo aver fatto domanda di ripescaggio verrà ammessa nel campionato di eccellenza girone A.